#tapasday

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Le tapas sono nate nel sud della Spagna, dove gli osti coprivano con un piattino le brocche di vino per proteggerle dai moscerini; tapar è il verbo. Ma per richiamare l’attenzione dei clienti, nei piattini che tappavano le brocche mettevano olive, pezzi di formaggio o di prosciutto e avanzi di frittata, per dire: se compri da bere ti do qualcosa da mangiare. Ed è così che le tapas sono diventate un modo economico per mangiare qualcosina, oltre che bere.

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Poi il rito del tapear si è diffuso in tutta la Spagna: ogni regione ha le proprie tapas, preparate in base agli ingredienti locali e accompagnate dal proprio vino d’origine. Oggi, in Spagna, le tapas si consumano in piedi, alla barra, al bancone, chiacchierando con gli amici e spostandosi di locale in locale per gustarne sempre diverse.

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Io a Barcellona sono andato in un posticino da tapas gourmet nel Raval, invitato dall’amico Enzo e mi sono presentato a mezzogiorno, che era come andare per far colazione! A Barcelona si mangia alle 3 del pomeriggio. E si esce alle cinco de la tarde dopo averle provate tutte. E quindi domani che è La giornata mondiale delle tapas, vi dico che è un’ottima occasione per tapear! Seguite #tapasday e troverete per esempio a Milano oltre una dozzina di locali che fanno tapas speciali e prezzi speciali per celebrare la giornata mondiale delle tapas. Ma anche a Roma, Napoli e Bologna…vamos tapear!

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Weta

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Vi piacciono gli insetti? E allora pensate ad una cavalletta gigante, delle dimensioni di un topo! La trovate in Nuova Zelanda. I Maori le chiamano WETA che significa “dio delle cose brutte”, e in effetti sono ben brutti ‘sti insetti! Sono cavallette grosse come aragoste. Ne esistono 11 specie, le più grandi arrivano a misurare 10 centimetri di lunghezza (zampe escluse), e a pesare fino a 35 grammi.

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In effetti la prima immagine è un fotomontaggio, abbiamo scherzato con il film Predator. Le vere Weta sono così, totalmente innocue: mangiano foglie, non volano, non pungono. Il problema è piuttosto che se le stanno mangiando tutte i roditori che sono arrivati con i colonizzatori 3 secoli fa. Povere Weta, così brutte e così indifese! Perchè sono rimaste uguali per milioni di anni, per questo sono inadeguate di fronte ai predatori come i topi.

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D-Day

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Oggi è l’anniversario del D-Day, 6 giugno 1944, il giorno scelto per lo sbarco in Normandia che ha cambiato le sorti della Seconda Guerra Mondiale. La storia la conoscete forse più attraverso i film come Salvate il soldato Ryan. Lo sbarco sulla spiaggia di Omaha fu documentato da un fotografo passato alla storia: Robert Capa un fotoreporter ungherese che è stato uno dei pochi a fissare sulla pellicola i momenti dello sbarco: in particolare, lui ha documentato con 106 scatti i momenti più drammatici della seconda ondata a Omaha Beach.

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Quel reportage è considerato uno dei migliori servizi di guerra di tutti i tempi e infatti Steven Spielberg si è ispirato alle foto di Capa per realizzare le scene di Salvate il soldato Ryan. Ma quello che non sapevo è che le 106 foto andarono perdute in gran parte a causa dell’errore di un tecnico in camera oscura a Londra, al momento di sviluppare i rullini.

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Si sono salvati solo 11 scatti – i “Magnificent Eleven”, che sono sfocati. Capa in seguito affermò che la sfocatura fu una scelta voluta. Sono stati momenti terribili.

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Io ho incontrato Quinto, un ciabattino di Camiliano, in provincia di Siena. Lui era allo sbarco in Normandia ma con i Tedeschi, lo avevano fatto prigioniero, lui italiano, e costretto seguire le truppe germaniche per aggiustare gli stivali degli ufficiali tedeschi. Era vecchio quando l’ho incontrato, una dozzina di anni fa ma quando raccontava le ore prima dello sbarco mi ha impressionato!

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Sembrava che le rivivesse: raccontava che la terra tremava sotto il bombardamento navale degli alleati…che la terra chiedeva pietà…tutto tremava e le esplosioni erano immense…una paura continua! Brutta cosa la Guerra.

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Drone power

Avete visto i droni piccolini da borsetta, per farsi seguire e farsi i selfie da tutte le angolazioni e altezze? Io continuo a far volare il mio che è un drone serio con telecamera HD in 16/9. E intanto in Portogallo al calcio d’inizio della finale della Coppa di Portogallo, la Taça de Portugal, tra Benfica e Guimaraes, un tipo vestito di nero è arrivato volando in piedi su un drone potentissimo, come su un asse da surf… e ha consegnato il pallone all’arbitro! Poi è uscito dal campo sempre volando a bassa quota. Per la cronaca l’incontro è stato vinto dal Benfica con il punteggio di 2-1

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Versilia Yachting rendez vous

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La Darsena di Viareggio è come un borgo marinaro, con tutti i suoi abitanti che fanno barche, dagli accessori alle componenti più piccole. Il prodotto finale galleggia in acqua e scintilla sotto il sole che compare a tratti. Attorno alla Darsena si vedono le scritte dei cantieri storici: Benetti, Picchiotti, Perini Navi. Versilia Yachting Rendez Vous è un concentrato di savoir faire italiano. Intervista al nuovo vice-presidente di Perini Navi.

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Vinitaly & Timorasso

Timorasso

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Verona & Vinitaly

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Marrakesh per Pasqua

Destinazione perfetta per un viaggetto facile che sà di avventura, alla portata di tutti.
Majorelle

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FCEM World Committee

La Conferenza Mondiale delle donne d’affari del FCEM si è svolta a Monaco, con una folta partecipazione di imprenditrici da 42 diverse nazioni.

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XII Cortinametraggio – Curling

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Per uno che vive sul Mediterraneo è difficile concepire il ghiaccio come qualcosa di diverso dai cubetti di un drink. Invece il ghiaccio è associato al divertimento per chi vive in montagna o ad altre latitudini. Ci si pattina sopra, si gioca a hockey e si fa il curling, da curl che significa ricciolo. Sui loch ghiacciati di Scozia ci si divertiva con i sassi, a farli scivolare e bocciare tra di loro. Ed è lì che nasce lo sport oggi popolarissimo in Canada, in Svezia e ovunque ci sia ghiaccio in abbondanza.

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Le partite durano due ore e mezza, con 4 giocatori che hanno a disposizione 2 sassi ciascuno, per 10 tempi. I sassi col manico assomigliano a pentole a pressione ma vi assicuro che pesano 20 kg e della pentola ricordano solo lontanamente la forma. Il principio è quello delle bocce: ci si lancia spingendosi da una staffa fissata sul ghiaccio e si accompagna il sasso imprimendogli la giusta direzione e l’effetto “ricciolo”.

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Il sasso sarà aiutato nella sua traiettoria dagli altri componenti della squadra che spazzano la brina al suo passaggio per farlo andare più lontano. Deve entrare nel cerchio rosso dal diametro di 3 metri…e avvicinarsi al “boccino” rappresentato da un cerchio blu di 100 cm. Tutto questo si impara allo Stadio Olimpico del ghiaccio di Cortina grazie a Alessandro Zisa, allenatore ed iniziatore al curling per turisti curiosi e in cerca di avventura. Perchè stare sul ghiaccio per chi non è abituato alle superfici scivolose è rischioso quanto un volo in deltaplano!

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Per impratichirsi si usano due sassi, poi si passa alla scopetta sotto l’ascella per mantenere l’equilibrio nel tiro. Devo ringraziare Valeria ed Elisa della squadra Juniores del Cortina Curling per l’aiuto nei primi momenti di imbranataggine acuta. Se vincono le selezioni andranno a fare i campionati del mondo in Finlandia insieme a Ilaria e Stefania, la skip che ha cominciato per caso invitata da un amica per coprire in buco in squadra. Skip è il capo, quello che sta vicino al cerchio d’arrivo e decide le strategie di lancio, comunicando a chi deve lanciare il sasso attraverso segni convenzionati. Alessandro è il loro allenatore e propone come pacchetto intrattenimento la curling experience.

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La squadra di punta di Cortina di curling è tra i 25 e i 35 anni… Alessandro ne ha 52 anni e ne dimostra 40. In Canada il curling è lo sport nazionale, i giocatori guadagnano come calciatori da noi. Tra sponsor e pubblicità sono ricoperti di soldi. In Canada un milione e mezzo di persone giocano. Fortissimi anche gli svedesi.

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Allora ricapitolando: il difficile del curling è mantenere l’equilibrio con una scopetta e la mano sul sasso .. si chiama sasso…non pentola a pressione! Bisogna partire prendendo lo slancio su una staffa, come il blocco starter per i 100 metri. Ci si spinge dirigendosi con il giusto abbrivio e poi si lascia il sasso, sganciandolo prima delle linea. Sembra facile ma non lo è. Ci vuole tecnica e stile nell’inarcarsi al momento della spinta. Io ho fatto 5 tentativi per riuscire a piazzare un punto, mettendo il mio sasso nel cerchio rosso. Grande soddisfazione per uno che il ghiaccio lo preferisce nel bicchiere.

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